MOBILITA’ SOSTENIBILE A PAROLE

Mobilità sostenibile a parole, ferrovia in secondo piano: serve un cambio di rotta
di Massimo Maiorano

Negli ultimi mesi assistiamo, con crescente preoccupazione, a una narrazione che parla di “mobilità sostenibile” mentre, nei fatti, lo sviluppo ferroviario viene sistematicamente relegato in secondo piano. È un cortocircuito politico-amministrativo che riguarda tanto il Comune di Bari quanto la Regione Puglia, si annunciano obiettivi ambiziosi, ma le scelte di pianificazione e programmazione continuano a premiare soluzioni più semplici da comunicare che da far funzionare davvero nel lungo periodo.

Il caso del BRT di Bari è emblematico, un progetto presentato come svolta, ma che rischia di diventare una duplicazione su gomma in un territorio che possiede già una rete ferroviaria/metropolitana con fermate esistenti e potenzialità enormi. Se l’obiettivo è ridurre traffico, tempi e emissioni, la domanda è semplice e inevitabile, perché non si mette il ferro al centro, rafforzando frequenze, integrazione tariffaria, interscambi, sicurezza e accessibilità delle stazioni, invece di costruire un sistema parallelo?

Lo stesso vale per il PUMS della Città Metropolitana e per la programmazione richiamata nel Piano Triennale dei Servizi, documenti che dovrebbero guidare una vera transizione modale, ma che troppo spesso si traducono in scelte che non spingono con decisione il trasporto pubblico locale verso il ferro, lasciando la ferrovia come “opzione tra le tante” e non come ossatura portante dell’area metropolitana.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, una pianificazione dei servizi che non incentiva la domanda, non costruisce continuità e affidabilità, non valorizza pienamente le infrastrutture già disponibili e non affronta con la necessaria determinazione i nodi strutturali (interferenze, sicurezza, accessi, integrazione con bus e ciclabilità, priorità agli investimenti realmente trasformativi). In altre parole, si parla di futuro, ma si continua a governare con una logica di breve periodo.

Con garbo, ma con fermezza, chiediamo un cambio di rotta, meno propaganda e più coerenza. Se davvero si vuole una Bari moderna, europea e competitiva, allora serve una scelta chiara, il ferro deve tornare ad essere la spina dorsale del TPL, e tutto il resto deve integrarsi attorno a questa priorità, non sostituirla.

Bari non ha bisogno di scorciatoie. Ha bisogno di una strategia seria, pianificazione credibile, investimenti coerenti e servizi su ferro potenziati. Il resto è solo gestione dell’esistente, camuffata da innovazione.

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