TRASPORTO FERROVIARIO IN PUGLIA: LA REGIONE E’ IN CONTRO-TENDENZA

Trasporto ferroviario in Puglia: la Regione è in contro-tendenza

di Massimo Maiorano

Leggo i dati del rapporto Legambiente e mi colpisce un punto: la Puglia viene descritta come una Regione che investe poco sull’offerta ferroviaria e che perde passeggeri. Ma, allo stesso tempo, il Paese – attraverso il MIT e i gestori dell’infrastruttura – sta investendo come non mai sull’ammodernamento della rete ferroviaria: sicurezza, capacità, tecnologia, lavori di potenziamento e riqualificazione.

È qui che la Puglia rischia di andare in contro-tendenza: mentre a livello nazionale si lavora per rendere la ferrovia più moderna e attrattiva, qui si continua a ragionare – direttamente o indirettamente – su ipotesi di arretramento del ferro, o addirittura di eliminazione/sostituzione di tracciati, proprio nelle aree urbane dove la domanda di mobilità è più alta.

E parliamo di scelte gravissime se confermate:
• sul nodo ferroviario lato Nord (Palese–Santo Spirito), dove si sente parlare di soluzioni che rischiano di comprimere o sacrificare il tracciato ferroviario invece di potenziarlo e metterlo in sicurezza;
• sul lato Sud, dove esistono fermate recenti, attive, costate risorse pubbliche e che dovrebbero essere valorizzate, non indebolite da progetti che duplicano su gomma o “spostano” domanda fuori dalla ferrovia.

Un principio dovrebbe essere non negoziabile: non si smantella ciò che funziona e ciò che è stato appena costruito, soprattutto se finanziato con soldi pubblici e pensato per creare un servizio metropolitano ferroviario.

Cosa chiediamo alla Regione (in modo chiaro)
1. Trasparenza totale: quali sono i dati reali di domanda per linee/fermate (RFI e concesse), quali direttrici crescono e quali no, e soprattutto perché (offerta, frequenze, coincidenze, integrazione tariffaria, cantieri).
2. Impegno formale: nessuna ipotesi di “taglio” o arretramento del ferro nei nodi urbani di Bari (Nord e Sud) e nessuna scelta che trasformi la ferrovia in un servizio di serie B.
3. Scelta di campo sull’offerta: se davvero vogliamo più passeggeri, servono più treni e più frequenze, integrazione con bus e metro, coincidenze affidabili, bigliettazione integrata e obiettivi misurabili (KPI).
4. Tavolo MIT–Regione–RFI–Imprese ferroviarie: per mettere nero su bianco priorità, cronoprogrammi e, soprattutto, per impedire che l’investimento nazionale sull’infrastruttura venga vanificato da scelte regionali incoerenti.

La ferrovia non è un “pezzo di passato”: è la spina dorsale della mobilità sostenibile.
Se il MIT investe per modernizzare e aumentare capacità e affidabilità, la Puglia non può rispondere con logiche di riduzione o con proposte che cancellano tracciati e rendono inutili fermate appena attivate.

La domanda vera è semplice: vogliamo una Puglia più ferroviaria o una Puglia che arretra sul ferro proprio mentre il Paese accelera?

Lascia un commento